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10月23日 RIFORMA GELMINII 4 PUNTI DELLA RIFORMA GELMINI Punto primo, il ritorno ai voti in pagella per elementari e medie. Ricordiamo che nel sistema-scuola fuoriuscito dal fervore ideologico sessantottino si era deciso di mutare i voti in giudizi perché meno traumatici nei confronti dei bambini/ragazzi. Ricordo lo spiazzamento generale quando ciò avvenne (a me capitò a metà delle elementari) e le continue domande ai professori. “Cosa vuol dire più che discreto? A che voto corrisponde il buono? Grazie per il distinto, ci tenevo a presentarmi bene, ma l’interrogazione com’è andata?” Gli insegnanti erano esasperati. Ora si torna alla chiarezza, anche se alle elementari il giudizio accompagnerà ancora il voto, mentre sarà reintrodotto il voto in condotta con bocciatura in caso di 5. Punto secondo, il risparmio per le famiglie sui testi scolastici. Sarà introdotto l’obbligo per gli insegnanti di adottare solo libri i cui editori si siano impegnati a mantenere invariati i contenuti per tutto il quinquennio. Stop quindi al lucroso mercato degli aggiornamenti, che spesso costringeva gli alunni a cambiare il testo ogni anno solo perché vi erano state introdotte piccole modifiche. Punto terzo, l’educazione civica. La materia sarà incentrata su educazione ambientale e Costituzione e dopo anni tornerà a essere obbligatoria per tutte le scuole secondarie di primo e secondo grado. Punto quarto, e pomo della discordia, il ritorno al maestro unico. Si comincerà a reintrodurlo nella prima classe dal 2009-2010 e gradualmente entrerà a regime in tutte le classi successive; non ci sarà dunque alcuno scioccante cambiamento per i bambini partiti col vecchio sistema. Il maestro unico porterà un grandissimo risparmio con il taglio di circa 87.000 insegnanti in tre anni, cosa che ha ovviamente causato la sollevazione della categoria e di tutte le forza politiche e sociali che la appoggiano. I 3 PUNTI CHE STANNO CREANDO QUESTE MANIFESTAZIONI Punto primo: la privatizzazione degli atenei. C’è chi parla di scomparsa dell’università pubblica, ma è davvero così? Il Dl ne parla all’art.16, che citiamo:
Come vedete il passaggio è facoltativo e serve la maggioranza assoluta; appare quindi molto difficile che la decisione venga presa senza fondati motivi, e di fatto ne sono escluse tutte le grandi università. Mai e poi mai la Statale di Milano o la Sapienza potrebero avere il 51% del Senato accademico a favore Punto secondo: il turn-over comporterà la perdita di 87.000 posti di lavoro (art.66). Falso. Come già detto in più occasioni è stato istituito il blocco delle assunzioni, per cui l’80% dei pensionamenti non sarà rimpiazzato. Ciò si rende necessario per rimettere in sesto i conti della scuola pubblica che allo stato attuale costa al contribuente una cifra spaventosa, ma non, si noti bene, per farla funzionare al meglio, bensì per finanziare un caravanserraglio in cui oltre il 90% delle risorse va a finire in stipendi. E questo spesso a fronte di classi e corsi con un numero di studenti risibile. Non sono invece previsti licenziamenti anche perché, ricordiamolo, la Pubblica amministrazione non può licenziare senza giusta causa (e quasi sempre neanche in quest’ultimo caso.) Punto terzo. I tagli uccideranno l’università pubblica e costringeranno gli atenei a privatizzarsi (vedi punto uno). E’ stato effettivamente deliberato un taglio di contributi alle università pubbliche nell’ordine del 1% per l’anno 2009; taglio che crescerà negli anni fino a raggiungere quota 7,8% nel 2013. Si parla del FFO (Fondo di funzionamento ordinario). Certo, un taglio non è mai piacevole ma in un’ottica di razionalizzazione della spesa e di ristrutturazione del sistema appare indispensabile, secondo la maggioranza, per la quale citiamo l’intervento del senatore Valditara (PdL) in occasione della discussione del Dl:
In buona sostanza il governo ha cercato disperatamente di reperire delle risorse dal fronte scuola per far quadrare i conti, ma spera con la riforma di abbattere i costi per poi cancellare i tagli o perlomeno renderli indolori. Si tratta comunque di cifre troppo esigue, almeno nell’immediato, per provocare quell’apocalisse del passaggio al privato che molti evocano. Questo non vuol dire che siano giusti di per sé, pur se inquadrati in una congiuntura economica drammatica Dopo aver scritto ciò che realmente è la riforma Gelmini...mi viene da ridere al solo pensiero di dover pagare 2000 euro di tasse e poi non entrare in aula per fare lezione. Mi viene da ridere a vedere gente che manifesta senza nemmeno sapere il perchè. Per carità di dio...è un diritto di tutti manifestare, però senza intaccare la libertà degli altri individui. Quando 5-10-100 coglioni entrano in aula per bloccare una lezione...allora non va bene, perchè quei ragazzi che stanno seguendo...hanno il diritto di seguire, come i coglioni hanno diritto di manifestare. Infine ricordiamoci che professori ci sono in circolazioni. Quanti hanno già visto dei "prof" cazzeggiare e prendere lo stipendio? Oppure quanti corsi esistono solo qui a torino? Ci sono esami che si chiamano: economia aziendale, economia per le applicazioni finanziarie, economia politica, economia gestionale e via dicendo. Ognuna di queste "economie", varia così vistosamente da esame ad esame? Conoscendo chi si occupa del finance della FIAT mi viene da ridere perchè di economia ce n'è una e non cambia da corso a corso. Va beh...ognuno la penserà come vuole...io la mia l'ho detta. 评论 (13)
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